La ricerca del Centro Dino Ferrari raccontata da Franco e Lella

Franco e Lella: 40 anni di storia del Centro Dino Ferrari

Franco & Lella - Centro Dino Ferrari - tecnici di laboratorio di ricerca

Francesco Fortunato e Andreina Bordoni, per tutti Franco e Lella, sono due tecnici di laboratorio universitari dediti alla ricerca del Centro Dino Ferrari da circa 40 anni.

Si occupano di biochimica e genetica a supporto della ricerca e della diagnostica delle malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Collaborano con il prof. Giacomo Comi nell’ambito delle malattie metaboliche e mitocondriali, con il dott. Alessio Di Fonzo in quello della malattia di Parkinson e con il gruppo della prof.ssa Stefania Corti per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, quali SLA, SMA e SMARD1.

Franco è al Centro Dino Ferrari dal 1982. “All’inizio della mia carriera sono arrivato al Centro Dino Ferrari” – dichiara Franco – “già all’epoca il CDF era un laboratorio di ricerca dove gli studenti della “Scuola per tecnici di laboratorio medico-biologico” potevano fare pratica”. Franco, arriva qui come studente e viene posto sotto la supervisione di Lella che invece lavorava in laboratorio già da 10 anni.

Lella e Franco hanno conosciuto il prof. Guglielmo Scarlato e sono stati testimoni dell’evoluzione del Centro Dino Ferrari e della ricerca dagli anni 80 in poi, sotto la guida del prof. Nereo Bresolin, rientrato in quel periodo dagli Stati Uniti.

Come è cambiata la ricerca dagli anni 70 ad oggi

“Il nostro laboratorio ha acquisito strumentazioni e conoscenze avanzate che hanno migliorato la nostra ricerca dal punto di vista qualitativo.

Sono stati compiuti grandi passi avanti nel tempo. Basti pensare che agli esordi del nostro percorso professionale la genetica non era un’area di studio. Solo dopo 10 anni abbiamo iniziato a mettere in pratica metodiche e studi di biologia molecolare.

In seguito a ciò, la ricerca è cresciuta anche da un punto di vista quantitativo, nel senso che è aumentato il numero di pazienti studiati e il numero di progetti di ricerca che oggi spaziano su varie discipline.

E tutto ciò ha portato ad una crescita della conoscenza. Molte malattie rare si conoscevano già, ma con l’avvento della genetica, che ha consentito di scoprirne le cause, è stato possibile approfondirle meglio.

Il motore di questo cambiamento al Centro Dino Ferrari è stato il prof. Guglielmo Scarlato.

A partire dagli anni 80 ha introdotto nuove risorse e ha ampliato gli orizzonti verso la nuova scienza, indirizzando i suoi collaboratori nelle varie branche della neurologia affinché si specializzassero e apportassero nuove conoscenze.

Noi abbiamo visto transitare tanti studenti: alcuni solo di passaggio, altri con forti motivazioni e tanta passione per questo lavoro si sono fermati… insomma nel tempo la famiglia si è allargata, anche se tante risorse sono state perse per mancanza di opportunità di lavoro.”

Il ruolo dell’Associazione Centro Dino Ferrari in questo percorso

“L’Associazione è stata di grande aiuto. I mezzi che, all’epoca, avevamo a disposizione erano molto limitati. Man mano che aumentavano le conoscenze avevamo bisogno di strumentazioni sempre più sofisticate che supportassero le ricerche. In questo percorso evolutivo, l’Associazione ha avuto un ruolo fondamentale. Ha dato un notevole sostegno anche e soprattutto dal punto di vista economico per la loro acquisizione. Senza questo supporto non saremmo potuti partire.”

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